Puglia nel caos politico: Decaro prepara la rivoluzione, il centrosinistra implode
Bari – A pochi mesi dalle prossime elezioni regionali, la Puglia si ritrova nel pieno di una tempesta politica che scuote i partiti, le liste civiche e le ambizioni personali. Il centrosinistra, storicamente alla guida della regione con Michele Emiliano, vive ore turbolente: il candidato governatore Antonio Decaro – sindaco di Bari e uomo forte del PD – prepara il terreno per una rottura netta col passato, chiedendo un azzeramento totale della vecchia guardia.
Dieci anni di governo non passano indenni: i consiglieri uscenti, molti dei quali al fianco di Emiliano per due mandati, sono ora sotto assedio. Decaro, secondo fonti vicine al suo staff, non vuole trascinarsi il peso di un apparato logoro. È tempo di facce nuove. Ma come attuare questa rivoluzione senza perdere il controllo della coalizione? La risposta (per ora fragile): liste civiche.

Il nodo delle liste civiche: una nave alla deriva
Le liste civiche dovrebbero essere lo strumento con cui Decaro allarga la sua influenza oltre il PD, intercettando società civile e consenso trasversale. Ma la realtà, al momento, è ben più oscura. Dopo il caso giudiziario che ha travolto l’ex assessore Alessandro Delli Noci e altre figure in provincia di Bari e Foggia, le civiche sono un campo minato.
In particolare, la lista “Con” – un tempo punto fermo del civismo emilianista – è considerata ormai al tramonto, ponendo fuori gioco non pochi fedelissimi dell’attuale governatore. In tanti si chiedono se risorgerà sotto altro nome o se sia davvero destinata a scomparire, lasciando orfani candidati e pacchetti di voti.

Fibrillazioni nei territori: la corsa al carro del vincitore
Nelle province – in particolare Bari, Lecce e Foggia – la scena è un brulicare di incontri, spostamenti, “battitori liberi” che provano a riciclarsi o posizionarsi nel nuovo assetto. È il classico valzer pre-elettorale, ma questa volta con un senso di panico diffuso: nessuno sa dove posizionarsi davvero, e il rischio di restare fuori è concreto.
Chi fino a ieri si vantava di risultati nelle recenti europee ora è pronto a cambiare casacca, pur di garantirsi uno spazio nella prossima consiliatura. Il mercato delle candidature è aperto. E mentre si cerca di capire “dove tirerà il vento”, il trasformismo dilaga.
Il PD tra regole non osservate e diktat confusi
Nel Partito Democratico, la situazione non è migliore. La segreteria nazionale invia indicazioni, ma a quanto pare non tutti le considerano vincolanti. Anzi, pare che il senatore Francesco Boccia – punto di riferimento pugliese a Roma – scelga lui cosa debba essere “di segreteria” e cosa no. Un partito spaccato, dove il regolamento interno rischia di diventare carta straccia, mentre i vari fronti si contendono candidature, collegi e alleanze.
Il sospetto è che anche qui la logica dell’autoconservazione prevalga su quella del rinnovamento. Chi è dentro vuole restarci, anche a costo di cambiare gruppo o farsi promotore di finte liste civiche.
Conclusione: la Puglia è un laboratorio o un teatro della politica peggiore?
In teoria, la Puglia dovrebbe essere un laboratorio politico per il centrosinistra. In pratica, oggi appare come un teatro dove si recita la commedia del potere fine a se stesso. Antonio Decaro ha l’ambizione di voltare pagina, ma dovrà fare i conti con un sistema che resiste e si riorganizza, spesso nelle retrovie.
Il rebus delle liste civiche, la guerra sotterranea nel PD, l’ansia da rielezione dei consiglieri uscenti e la fame di potere dei “nuovi” rischiano di trasformare una battaglia politica in una resa dei conti.
E il cittadino pugliese? Spettatore disilluso. Che vede aumentare il rumore, ma non la chiarezza. E che, forse, più che votare, dovrà scegliere se fidarsi ancora.

