Foggia:Fratelli… di chi? Il silenzio imbarazzato del partito e le dimissioni (annunciate) di Antonio Narciso”
Dimissioni e silenzi: il caso Narciso scuote (o forse no) Fratelli d’Italia a Foggia
Ieri abbiamo pubblicato la lettera di Antonio Narciso, giovane e preparato militante di Fratelli d’Italia, che denunciava un episodio di maltrattamento da parte di un collega di partito. Oggi, a 24 ore di distanza, arriva puntuale – e clamorosa – la sua lettera di dimissioni, figlia di un silenzio assordante da parte di chi avrebbe dovuto rispondere: i dirigenti.
Con toni misurati ma taglienti, Antonio Narciso annuncia di restituire tessere e incarichi, lasciando il partito che – dice – non rappresenta più i valori in cui credeva. Un addio irrevocabile, maturato dopo mesi di frustrazione culminati con il congresso cittadino di Foggia e l’imbarazzante episodio di una nomina “di facciata”, a suo dire nulla e fuori luogo, firmata dalla nuova segretaria cittadina Daria Cascarano. Una “simulazione di valorizzazione” – scrive – nel tentativo piuttosto maldestro di mettergli una toppa simbolica. Il problema? Quella toppa era cucita con filo trasparente.
Ma il dato più interessante – e inquietante – è un altro: il silenzio. Narciso non è nuovo a segnalazioni formali, come quando – racconta – venne aggredito fisicamente dall’ex commissario cittadino Mario Giampietro, il quale avrebbe preteso che ritirasse la candidatura al Consiglio comunale. Anche allora, Narciso afferma di aver ricevuto promesse, rassicurazioni, pacche sulle spalle. Tutto puntualmente svanito nel nulla. Come nulla, a quanto pare, sono state le risposte ricevute dopo l’ultimo sfogo. Un silenzio calcolato? O solo stanchezza politica?
Nel suo testo – impeccabile sotto il profilo formale e, va detto, persino troppo garbato – Narciso affonda il bisturi anche su alcune figure chiave del partito: il consigliere regionale Giannicola De Leonardis, che definisce “distaccato e disinteressato”, la senatrice Annamaria Fallucchi e l’onorevole Giandonato La Salandra, entrambi assenti nel prendere posizione su episodi che, se confermati, sarebbero politicamente gravi. E poi c’è l’ombra lunga dell’ex consigliere Bruno Longo, che, pur essendo stato deferito ai probiviri da Galeazzo Bignami dopo un patteggiamento per corruzione, oggi è ben presente e influente nella vita interna del partito foggiano. Per dirla con le parole di Narciso: “Surreale”.
Il quadro che emerge è quello di una Fratelli d’Italia foggiana dove più che la linea politica, a dettare legge sembrano essere gli equilibri tra “correnti”, “fazioni” e “fedelissimi”. Un partito usato – denuncia – come “comitato elettorale”, più preoccupato delle preferenze che delle persone. E se questa fosse davvero la fotografia reale, ci sarebbe da domandarsi: quante altre voci, come quella di Narciso, sono state ignorate? E soprattutto: a chi giova questo immobilismo?
Il caso Antonio Narciso si chiude – per ora – con un addio. Un addio che non fa rumore nei palazzi, ma che dovrebbe almeno far riflettere. Perché, se chi denuncia, lotta e si espone viene trattato come un problema da ignorare, allora il vero problema non è chi se ne va, ma chi resta in silenzio.
Ecco cosa resta oggi, dopo la sua lettera: il vuoto di una risposta che non è mai arrivata.

