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ESCLUSIVO – Mail choc tra Antonio Narciso e l’on. Marcello Gemmato: “Aggredito da Giampietro, umiliato e isolato. Chiedo giustizia”


La denuncia del giovane militante di Fratelli d’Italia scuote il partito. Il caso Giampietro esplode tra accuse di violenza, emarginazione e silenzi imbarazzanti.

ROMA – Una mail, inviata all’indirizzo istituzionale dell’onorevole Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), coordinatore regionale del partito in Puglia, sta sollevando un polverone destinato a travolgere i delicati equilibri interni alla destra foggiana. A scriverla è Antonio Narciso, vent’anni, attivista di Gioventù Nazionale, che con toni pacati ma ferrei denuncia una condotta “illecita e illegittima” da parte di Mario Giampietro, candidato al Consiglio comunale di Foggia e già commissario cittadino di GN.

Il giovane, nella sua corrispondenza, non si limita a un’amara testimonianza personale: formula una richiesta esplicita di intervento politico, facendo appello alla responsabilità e al dovere di tutela da parte del vertice del partito. Un grido d’aiuto e un atto d’accusa che nessuno, ormai, può fingere di non sentire.

La denuncia: “Mi ha aggredito fisicamente, ha strappato i miei volantini”
Il cuore della lettera è il racconto dei fatti avvenuti il 30 settembre 2023, durante la presentazione pubblica della coalizione di centrodestra a Foggia, in vista delle elezioni comunali. Narciso descrive un episodio inquietante:

Mi si è avvicinato Mario Giampietro, mi ha tolto i bigliettini elettorali, me li ha strappati davanti agli occhi, mi ha spintonato e ha tentato di darmi una testata. Solo l’intervento di Luciana Mascia e Leonarda Ricci ha evitato il peggio.”
A fare da contorno a questo gesto, secondo Narciso, ci sono stati insulti, provocazioni e intimidazioni, il tutto davanti ai suoi familiari, compresi i nonni, in lacrime per lo shock.

Escluso, isolato, umiliato
La vicenda non finisce lì. Dopo l’aggressione fisica, Narciso racconta un’altra forma di emarginazione sistematica: l’espulsione “senza motivo” dalle chat ufficiali di Gioventù Nazionale Foggia e della Provincia. Nonostante le sue ripetute richieste di essere riammesso, racconta di essere rimasto ignorato:

Non sono stato più inserito nonostante le mie preghiere. Quella sera ho pianto. E non me ne vergogno.”
Un grido che lascia trasparire non solo dolore, ma una profonda solitudine politica, di fronte a un partito che, secondo Narciso, non ha voluto o saputo difenderlo.

Il silenzio dei vertici, il coraggio della denuncia
Il giovane indirizza la sua richiesta anche ad altri esponenti di rilievo del partito: la senatrice Fallucchi, gli onorevoli La Salandra e Bignami, il consigliere De Leonardis. Ma è all’onorevole Marcello Gemmato che chiede un passo formale, un’azione concreta, convinto – si legge – che “tutto sarebbe accaduto in maniera schietta e sincera”, e invece ha dovuto constatare il contrario.

Le chiedo di difendermi, ad oggi nessuno lo ha fatto.”
Questa frase chiude la mail come un colpo secco. Narciso non implora, non accusa con livore, non aggredisce verbalmente. Parla con la lucidità di chi sa cosa ha vissuto e ha deciso di non abbassare la testa.

Il caso Giampietro: una crepa nel fronte foggiano
Il silenzio dei vertici locali su questo episodio ha ormai le caratteristiche dell’omertà politica. Mario Giampietro, figura di riferimento della destra cittadina, è accusato non solo di un’aggressione fisica, ma anche di un comportamento autoritario e punitivo verso un giovane attivista che ha osato candidarsi e mettersi in gioco.

Il tentativo di insabbiamento sembra evidente. Nessun procedimento interno, nessuna presa di distanza, nessuna solidarietà pubblica verso Narciso. E questo rende la denuncia ancora più grave: non è solo una questione di violenza personale, ma di cultura politica.

Una risposta che non può più tardare
Il caso sollevato da Antonio Narciso rappresenta una crepa insanabile nel muro di compattezza ostentato da Fratelli d’Italia in Puglia. Dietro la facciata unitaria, c’è chi viene isolato, aggredito, ridotto al silenzio.

Ora la palla passa all’on. Marcello Gemmato e alla segreteria nazionale. Tacere ancora significherebbe rendersi complici. Il giovane Narciso ha avuto il coraggio di scrivere, con dignità e senza rancore.

Adesso, tocca a chi ha il potere rispondere. Prima che il silenzio si trasformi in vergogna collettiva.

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