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Bari: Acquedotto Pugliese e il caso della maxi consulenza legittimità sotto la lente, ma la verità è ancora incerta

È una storia che, nelle ultime settimane, ha sollevato più di qualche dubbio. I vertici di Acquedotto Pugliese (Aqp) ritengono di aver agito correttamente nel non ricorrere a una gara europea per l’assegnazione della maxiconsulenza da 950mila euro, convinti che non ci fosse alcun obbligo di procedura comunitaria. Tuttavia, il Collegio Sindacale non è dello stesso avviso e, a seguito di una segnalazione alla Regione Puglia, sono partite una serie di verifiche che coinvolgono anche un magistrato della Corte dei Conti. E queste verifiche, al momento, potrebbero sfociare in contestazioni formali. Ma chi ha ragione, e soprattutto, cosa sta davvero accadendo dietro le quinte?

Un appalto “strategico” o una lacuna nella trasparenza?

Il cuore della questione ruota attorno a una consulenza definita «strategica» per lo sviluppo dell’azienda. Tra il 2024 e il 2025, Aqp ha affidato un appalto di servizi del valore di 950mila euro, un importo che, secondo la normativa europea, avrebbe dovuto obbligare l’azienda a bandire una gara europea, considerata la sua rilevanza economica. La legge sulla trasparenza, poi, imponeva la pubblicazione degli estremi del contratto. Eppure, il Collegio Sindacale ha rilevato che nulla di tutto ciò è stato fatto, sollevando il sospetto che qualcosa non fosse in regola.

Di fronte a questa segnalazione, la Regione Puglia ha chiesto chiarimenti ad Aqp, avviando le verifiche per verificare la conformità dell’operato. Da qui la reazione dei vertici dell’azienda: la procedura di assegnazione, sostengono, non richiedeva un bando europeo, e la scelta è stata fatta tramite un «beauty contest», ossia una selezione competitiva a inviti, riservata a sette delle maggiori società di consulenza a livello internazionale, tutte già censite nell’albo fornitori di Aqp. Insomma, una selezione che, secondo l’azienda, sarebbe stata trasparente e oggettiva.

Procedura competitiva o mancanza di trasparenza?

La difesa di Aqp è chiara: l’incarico è stato affidato per «temi strategici», tra cui la messa in sicurezza del sistema idrico del Mezzogiorno e il rafforzamento del ruolo di Aqp nel panorama nazionale. Secondo la società, la consulenza rientra in un progetto ambizioso che mira a rispondere a obiettivi di sostenibilità, come la riduzione dell’impatto ambientale e il contenimento dei costi energetici. Aqp sostiene che, fino alla formalizzazione dell’affidamento in house della concessione del sistema idrico integrato (prevista per il 2026), l’azienda possa ricorrere a «procedure privatistiche» per incarichi non direttamente legati alla gestione del servizio idrico.

Nonostante la posizione ufficiale di Aqp, i dubbi restano. La procedura di «beauty contest» è davvero sufficiente per garantire la massima trasparenza, specialmente quando si parla di una cifra così elevata? E la scelta di escludere una gara europea era davvero giustificata dai presunti «temi strategici» legati alla consulenza?

La linea sottile tra trasparenza e necessità aziendali

Il nodo centrale di questa vicenda è proprio la questione della trasparenza e della legittimità delle scelte. Da una parte, Aqp si difende sostenendo che la procedura adottata fosse in linea con la normativa vigente, che non obbligava l’azienda ad adottare un bando europeo. Dall’altra, però, la segnalazione del Collegio Sindacale e l’intervento della Regione Puglia sollevano interrogativi legittimi sulla corretta applicazione delle normative.

Anche il coinvolgimento del magistrato della Corte dei Conti non fa altro che alimentare i dubbi. Se da un lato Aqp ha risposto alle richieste di chiarimento, dall’altro la semplice presenza di un’indagine solleva inevitabili perplessità. È possibile che la consulenza sia stata affidata senza violare alcuna regola, oppure si è trattato di una decisione che rischia di compromettere la trasparenza dell’intero processo?

Verso quale futuro?

Mentre le verifiche sono ancora in corso, è difficile prevedere se queste porteranno a contestazioni formali. Tuttavia, è chiaro che la questione solleva un problema più ampio di gestione delle risorse pubbliche e di correttezza nelle procedure. La sensazione che emerge, però, è che la vicenda non si risolverà facilmente, e che ci siano ancora molte ombre su come siano stati gestiti questi incarichi “strategici”.

Aqp, dal canto suo, continua a ribadire la regolarità dell’operato, ma i controlli e le verifiche in corso ci fanno capire che, sebbene l’azienda possa essere convinta della legittimità della propria azione, non tutti la pensano allo stesso modo. L’epilogo di questa storia potrebbe essere più complicato di quanto previsto, e forse non sarà così facile mantenere la convinzione che tutto sia stato fatto correttamente. Se la procedura era davvero così trasparente, perché l’intervento della Corte dei Conti e il sospetto di una possibile violazione delle norme?

Ciò che è certo, è che questa vicenda continuerà a suscitare dubbi e interrogativi. E il risultato finale, forse, ci dirà se la trasparenza delle decisioni aziendali può essere sempre garantita, anche quando si tratta di operazioni di grande rilevanza economica e strategica.

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