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Bari:Corruzione, Mario Lerario verso la libertà rinviato l’appello-bis sulla seconda condanna


Potrebbe tornare presto libero Mario Lerario, ex capo della Protezione civile della Regione Puglia, arrestato in flagranza a dicembre 2021 per un grave episodio di corruzione. L’ex dirigente sta infatti per terminare di scontare la condanna a 4 anni e 4 mesi inflittagli per quel procedimento, e il rinvio deciso ieri nel secondo processo potrebbe agevolare ulteriormente il suo ritorno alla libertà.

Il procedimento in questione, legato a una seconda condanna per corruzione (questa volta a 5 anni e 4 mesi), era fissato per ieri davanti alla Prima sezione della Corte d’Appello di Bari, presieduta dalla giudice Francesca La Malfa. Ma su richiesta delle difese, l’udienza è stata rinviata al 1° ottobre, quando il collegio sarà composto da un diverso presidente.

Questo slittamento, insieme al computo della liberazione anticipata – il beneficio previsto dalla legge che consente uno “sconto” di 45 giorni ogni sei mesi di pena scontata – fa sì che Lerario abbia ormai praticamente esaurito il periodo di detenzione previsto per la prima condanna. Una volta formalmente terminata quella pena, l’ex dirigente potrebbe essere rimesso in libertà, in attesa dell’esito definitivo dell’appello-bis.

L’arresto in flagranza e le accuse
Il nome di Mario Lerario era balzato alle cronache nazionali il 23 dicembre 2021, quando fu arrestato in flagranza di reato mentre riceveva una busta contenente 20.000 euro in contanti da un imprenditore, all’interno degli uffici della Protezione civile pugliese. Secondo la procura, quei soldi rappresentavano una “mazzetta” legata all’assegnazione di appalti pubblici durante l’emergenza Covid.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di accuse di corruzione sistemica, con presunti scambi di denaro e favori in cambio di affidamenti diretti, commesse pubbliche e appalti per milioni di euro.

Due condanne, ma solo una (per ora) esecutiva
Il primo processo, chiuso con la condanna a 4 anni e 4 mesi, ha già prodotto effetti concreti con l’effettiva detenzione di Lerario, che ha scontato la pena con buona condotta, beneficiando dei meccanismi di riduzione previsti dalla legge.

La seconda condanna, a 5 anni e 4 mesi, è invece ancora sub iudice, in attesa della nuova pronuncia della Corte d’Appello dopo che la Cassazione ha annullato la precedente sentenza, ordinando un nuovo esame.

Prospettive: libertà imminente?
La combinazione tra la fine del primo periodo detentivo e il rinvio della discussione per il secondo processo d’appello potrebbe consentire a Lerario di tornare in libertà nelle prossime settimane, almeno fino al pronunciamento della Corte d’Appello atteso per ottobre.

Una eventualità che non mancherà di sollevare polemiche, alla luce della gravità delle accuse e del ruolo pubblico ricoperto dall’ex dirigente, già indicato come figura chiave nei rapporti tra politica, emergenza sanitaria e gestione degli appalti pubblici in Puglia.

Il caso Lerario resta emblematico di un sistema in cui il controllo della spesa pubblica e la trasparenza amministrativa sono temi sempre più cruciali, soprattutto nelle fasi emergenziali. E il suo esito giudiziario sarà inevitabilmente osservato con grande attenzione dall’opinione pubblica e dalle istituzioni.

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