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Foggia:La Capitanata la mafia che cambia una lettura integrata del fenomeno criminale e del suo impatto nazionale nella Relazione della DIA

Una lettura organica, sistemica e integrata del fenomeno mafioso che insiste sul territorio della Capitanata e ne proietta le ripercussioni su scala nazionale: è questo il nuovo approccio della Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) al Parlamento. Il documento analizza a fondo non solo le dinamiche criminali locali, ma anche le loro connessioni con le grandi organizzazioni mafiose italiane e i nuovi filoni di interesse economico, in un quadro operativo che si sta evolvendo ma non è privo di insidie.

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A tracciare un quadro della situazione è il tenente colonnello Paolo Iannucci, a capo della Sezione Operativa della DIA di Foggia fin dalla sua istituzione, cinque anni fa. Un periodo in cui il fenomeno mafioso locale, conosciuto come la “Società foggiana”, mostrava una pericolosa escalation, scandita da esplosioni, attentati, intimidazioni e un clima di terrore diffuso nella comunità. “Oggi – spiega Iannucci – il nostro approccio cambia radicalmente: da una lettura ex-post e puramente geografica, passiamo a una visione globale, che analizza la distribuzione delle diverse forme mafiose sul territorio e il loro impatto sistemico”.

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Evoluzione criminale e indebolimento delle batterie
La relazione evidenzia un quadro in apparente contraddizione: un generale indebolimento delle organizzazioni mafiose sul territorio foggiano, dovuto alla scomparsa o alla neutralizzazione di figure storiche (per morte, arresto o collaborazione con la giustizia), accompagnato però dal rischio sempre presente di un ritorno alla violenza e a nuovi tentativi di egemonia criminale. Le cosiddette “batterie” – i gruppi operativi delle mafie foggiane – mostrano segni di fragilità strutturale e perdita di carisma, ma mantengono una pericolosa capacità di rigenerazione.

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I nuovi business mafiosi: droga, appalti e agromafia
I business tradizionali – estorsioni, traffico di droga, usura – restano centrali, ma si affacciano nuove linee di interesse economico. Il settore agroalimentare, ad esempio, continua a rappresentare un terreno fertile per le infiltrazioni mafiose, con interessi che spaziano dai fondi europei alle filiere della distribuzione. Non mancano segnali di una presenza mafiosa nei subappalti legati ai lavori pubblici e nel comparto del trasporto e della logistica.

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Secondo la DIA, l’interesse per i settori legali e semiclandestini si è rafforzato, anche come conseguenza della pressione investigativa sul fronte delle attività più visibili. Le mafie foggiane cercano oggi nuove vie per riciclare denaro, investendo in attività imprenditoriali legittime ma facilmente manipolabili.

Alleanze e relazioni con altre mafie
Altro nodo cruciale messo in evidenza dalla relazione è la rete di alleanze e collaborazioni tra le organizzazioni foggiane e altre mafie storiche, come la ‘ndrangheta calabrese, la camorra campana e, in misura minore, la Cosa Nostra siciliana. Queste sinergie si sviluppano soprattutto lungo le direttrici del traffico di stupefacenti e del controllo di settori economici strategici.

La mafia foggiana non è più un fenomeno isolato o di mero rilievo locale: è ormai parte integrante del sistema criminale italiano, con proiezioni anche all’estero e un impatto significativo su tutta la Penisola.

Un 2024 di svolta: successi investigativi e nuovi collaboratori
“Il 2024 sarà ricordato come l’anno di grandi successi investigativi”, sottolinea il colonnello Iannucci. Numerose operazioni condotte dalla DIA e dalle altre forze dell’ordine hanno portato all’arresto di elementi chiave e, soprattutto, alla collaborazione di figure importanti appartenenti alle diverse batterie mafiose. Un evento che apre nuovi scenari investigativi e consente una rilettura storica di episodi di violenza e criminalità che hanno segnato profondamente il territorio.

“La collaborazione di questi soggetti – aggiunge Iannucci – ci ha permesso non solo di decifrare i meccanismi interni delle organizzazioni, ma anche di ricostruire la genealogia dei rapporti criminali e di ricollocare eventi gravi in un contesto più ampio e comprensibile”.


La nuova Relazione della DIA offre uno strumento prezioso per comprendere come il volto della criminalità organizzata foggiana stia cambiando, in un equilibrio delicato tra disgregazione e tentativi di riorganizzazione. La risposta dello Stato – giudiziaria, investigativa e sociale – si dimostra sempre più incisiva, ma la sfida resta aperta.

La Capitanata continua ad essere uno snodo cruciale per la sicurezza nazionale, un laboratorio dove il contrasto alla mafia si misura con la capacità di intercettarne i cambiamenti, prevenirne la rigenerazione e spezzarne i legami con l’economia legale. La Relazione DIA ci consegna, oggi, una mappa aggiornata per navigare questo difficile territorio.

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