Amendola(FG): Supporto militare italiano a Israele? Verdi e M5S denunciano “Roma garantisce logistica ai piloti israeliani”
Roma – 3 giugno 2025 – Una nuova polemica scuote il panorama politico italiano: Verdi e Movimento 5 Stelle (M5S) lanciano gravi accuse al governo in merito al presunto supporto militare logistico fornito all’aviazione israeliana, proprio nel cuore dell’Italia. Nel mirino delle critiche c’è la base militare di Amendola, in provincia di Foggia, dove – secondo le opposizioni – sarebbero in corso esercitazioni con caccia F-35 israeliani.
Le denunce
La scintilla è partita da Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha denunciato pubblicamente la presenza di piloti israeliani addestrati in Italia e l’impiego di infrastrutture militari italiane per facilitare operazioni che coinvolgerebbero, direttamente o indirettamente, lo Stato di Israele.
Bonelli ha definito “gravissimo” l’eventuale coinvolgimento italiano in attività che potrebbero sostenere militarmente uno Stato coinvolto in un conflitto altamente controverso come quello in corso a Gaza, sottolineando che “mentre il governo predica neutralità e invoca diplomazia, nei fatti offre supporto operativo a Israele”.
La smentita di Crosetto e la risposta del M5S
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha smentito seccamente le accuse, parlando di “strumentalizzazione politica” e di “normali esercitazioni multinazionali nell’ambito della cooperazione NATO e bilaterale”. Crosetto ha affermato che nessuna operazione bellica viene coordinata o supportata dal suolo italiano e che ogni attività rispetta i trattati internazionali e la sovranità nazionale.
Tuttavia, la smentita non ha placato le polemiche. I capigruppo del M5S nelle commissioni Difesa della Camera e del Senato, Marco Pellegrini e Bruno Marton, hanno confermato la versione di Bonelli, dichiarando di avere “elementi certi” sul fatto che piloti israeliani stanno utilizzando le infrastrutture italiane per addestramenti avanzati con i caccia F-35 presso la base di Amendola.
“Il governo ci dica con chiarezza: stiamo fornendo supporto logistico a uno Stato impegnato in una campagna militare denunciata a livello internazionale per gravi violazioni dei diritti umani?” – ha dichiarato Marton.
L’ombra dell’operazione “Falcon Strike”
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio: quello delle esercitazioni congiunte denominate “Falcon Strike”, che vedono la partecipazione di forze aeree di diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Italia e – stando alle denunce – anche Israele. Lo scopo ufficiale dell’operazione è il coordinamento tra velivoli di quinta generazione, come appunto gli F-35.
Ma per i Verdi e il M5S, la questione è un’altra: “è legittimo – si chiedono – addestrare forze armate di uno Stato accusato di crimini di guerra, mentre a livello europeo si discutono sanzioni e sospensioni di cooperazione militare?”.
Il nodo politico e morale
La polemica solleva questioni non solo di trasparenza istituzionale, ma anche di etica e coerenza della politica estera italiana. In Parlamento cresce il pressing affinché il governo riferisca formalmente su quanto avviene nelle basi italiane, e sulla natura esatta dei rapporti con l’aviazione israeliana.
Nel frattempo, anche alcune organizzazioni pacifiste e per i diritti umani si stanno mobilitando per chiedere la sospensione di ogni forma di supporto logistico o addestrativo a Israele, soprattutto nel contesto del conflitto in corso e delle crescenti denunce internazionali.
La questione è tutt’altro che chiusa. Roma è chiamata a fare chiarezza. I cittadini, il Parlamento e la comunità internazionale chiedono trasparenza. Per ora, rimane una certezza: nei cieli italiani si addestrano velivoli e piloti israeliani. Quanto questo implichi un supporto politico e militare, sarà il prossimo banco di prova per il governo Meloni.

