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Foggia:La verità sulla “Società Foggia”le rivelazioni di Giuseppe Francavilla


Gli oscuri affari della “Società” foggiana stanno venendo alla luce grazie alla coraggiosa testimonianza di Giuseppe Francavilla, uno degli ex boss di questa potente organizzazione criminale. Le sue dichiarazioni stanno rivelando un sistema che per anni ha gestito il traffico di cocaina e il racket della droga a Foggia, portando nelle casse del clan milioni di euro. Francavilla, un tempo leader del suo clan federato con i Sinesi, ha scelto di collaborare con la giustizia e ha raccontato i retroscena di un mondo che, fino a poco tempo fa, rimaneva avvolto nel mistero.

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Un sistema mafioso per il traffico di cocaina
Giuseppe Francavilla, 47 anni, ha trascorso vent’anni al vertice dell’omonimo clan, che operava in sinergia con altre organizzazioni mafiose come i Moretti. La sua scelta di collaborare con la giustizia è stata ufficializzata il 31 gennaio 2024, quando ha deciso di raccontare tutto quello che sapeva sulla “Società”, dando così una testimonianza chiave nel processo “Game Over” che sta interessando la città di Foggia.

In un videocollegamento da una località protetta, Francavilla ha raccontato come nel 2013, subito dopo la sua scarcerazione, sia stato lui a incontrarsi con Pasquale Moretti, figlio del noto boss Rocco Moretti. L’incontro non fu casuale: si trattava di un tentativo di risolvere le tensioni interne e, allo stesso tempo, di dare vita a una “società” tra i vari gruppi criminali operanti a Foggia, destinata a monopolizzare il mercato della cocaina. La decisione fu quella di imporre uno “sistema” che avrebbe controllato e regolamentato il traffico di cocaina, lasciando libero il commercio di altre droghe come l’hashish e la marijuana.

Francavilla spiega che i clan decisero di imporre agli spacciatori di rifornirsi esclusivamente da loro, con prezzi e quantitativi stabiliti. Gli spacciatori, a cui veniva comunicato che la cocaina si sarebbe venduta a 60 euro al grammo, erano obbligati a cedere a queste condizioni. In caso contrario, sarebbero state adottate ritorsioni violente, ma, secondo il pentito, non fu mai necessario ricorrere alla forza, poiché tutti gli spacciatori accettarono la regola.

La spartizione dei guadagni
Ogni membro della “società” contribuiva al fondo comune: 10.000 euro per acquistare la cocaina. Una parte del denaro veniva usata per acquistare altra droga e per pagare gli stipendi degli affiliati. In poco tempo, i membri del clan riuscirono a rientrare dei soldi investiti, e ogni partecipante al sistema guadagnò circa 5.000 euro. Il resto finiva nella cassa comune. Le parole di Francavilla chiariscono come questo sistema non solo fosse redditizio, ma anche ben organizzato: “Rientrammo in poco tempo dei soldi investiti. A tutti gli spacciatori fu detto: ‘da oggi la cocaina la venite a prendere da noi’. O accettavano, o accettavano”.

Questo sistema di controllo durò fino al 2015, quando scoppiò una guerra interna tra i diversi gruppi mafiosi, tra cui i Moretti, i Pellegrino, i Lanza e i Sinesi/Francavilla. Durante il periodo di conflitto, che tra il 2015 e il 2016 contò ben dieci sparatorie, il sistema crollò. Ogni clan si separò e tornò a gestire in proprio il traffico di droga.

L’epilogo: la fine del sistema e il tentativo di ritorno
Alla fine del 2015, ogni clan decise di fare da sé. Nel 2017, tuttavia, Rodolfo Bruno, cassiere dei Moretti, tentò un riavvicinamento con Francavilla per rimettere in piedi il sistema che aveva portato loro ingenti profitti. Nonostante i tentativi, la proposta non venne accettata, e, secondo il pentito, i clan rimasero separati, ciascuno per conto proprio.

Il processo “Game Over” e le implicazioni legali
Giuseppe Francavilla
è stato sentito come testimone chiave nel processo “Game Over”, che sta trattando i crimini legati al traffico di cocaina a Foggia. Durante l’interrogatorio, il pentito ha precisato che Rocco Moretti, uno dei principali imputati, non poteva non sapere del traffico di cocaina, considerando la sua posizione di vertice nel panorama criminale foggiano. Questo è un elemento centrale nel processo, che vede 19 imputati accusati di traffico di droga e associazione mafiosa.

Le dichiarazioni di Francavilla non solo hanno contribuito a far luce sugli affari della “Società”, ma hanno anche portato a significativi sviluppi nelle indagini, con la condanna di alcuni affiliati e la chiusura di vari capitoli legali, tra cui il processo a 58 imputati che si è concluso con condanne in rito abbreviato.


Le rivelazioni di Giuseppe Francavilla sono un importante passo verso la comprensione del sistema mafioso che ha dominato Foggia per anni. Grazie alla sua collaborazione con la giustizia, sono emersi dettagli cruciali su come i clan foggiani abbiano monopolizzato il traffico di cocaina, imponendo il loro controllo con metodi violenti e intimidatori. Nonostante la fine di questo sistema a partire dal 2015, le cicatrici lasciate dai conflitti interni e dai crimini legati alla droga restano visibili nella città. Il processo “Game Over” e le testimonianze come quella di Francavilla potrebbero rappresentare un punto di svolta per la giustizia foggiana, ma restano ancora molte sfide da affrontare per garantire la fine del dominio della criminalità organizzata.

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