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Cremona-Cerignola:Colpo da 400mila euro alla Vergani, condannati i tre della gang tutti Cerignolani


Dieci anni dopo il maxi-furto, la giustizia presenta il conto. Pesanti le condanne per i capi del gruppo criminale pugliese: una scia di assalti in tutto il Nord Italia. Sciarappa era il regista a Cremona.

CREMONA – Sono passati dieci anni da quella notte di maggio in cui la storica azienda dolciaria Vergani fu svuotata come un caveau: 400mila euro in materie prime per il torrone, caricati su camion e scomparsi sulla via per la Puglia. Oggi, a distanza di un decennio, la giustizia chiude il cerchio con tre condanne definitive per i superstiti della cosiddetta “gang di Cerignola”, un sodalizio criminale specializzato in assalti a portavalori, salumifici, caseifici e aziende alimentari in mezza Italia.

Il più pesante dei verdetti è toccato a Mario Sciarappa, mente e regista dell’organizzazione: 10 anni e 6 mesi. Salvatore Olivieri ne dovrà scontare 9 anni e 2 mesi, mentre Savino Loberto si ferma a 4 anni e 8 mesi. Nove complici erano già stati condannati in udienza preliminare. Una lunga e complessa indagine condotta dalla Squadra Mobile di Cremona e da quella di Modena ha permesso di svelare il reticolo di rapporti, spostamenti e furti che legava i membri della banda, quasi tutti originari di Cerignola, in provincia di Foggia.

La notte del colpo
26 maggio 2015. Sette, forse otto uomini incappucciati forzano l’ingresso della Vergani. Le telecamere li riprendono mentre caricano merce su due camion. A mezzogiorno del giorno dopo, i mezzi escono dal casello di Poggio Imperiale, in Puglia. Uno non paga il pedaggio. La polizia risale a Luigi Gentile, anche lui di Cerignola, intestatario di 28 camion. Il biglietto consegnato da uno degli autisti rivela un’impronta: è di Salvatore Esposito, uno della gang.

Il vertice a Cremona
Sciarappa aveva stabilito la sua base a Cremona, in via Landriani. Era lui a coordinare la logistica, scegliere gli obiettivi, dirigere i blitz. Sul campo, agivano il figlio Gaetano Sciarappa, il genero Pasquale Rinaldi, l’albanese Ernold Frakulli come palo. Gentile forniva i mezzi pesanti. A incastrarli, centinaia di telefonate intercettate, nomi in codice, “utenze sporche” intestate a ignari cittadini stranieri. Una regia meticolosa, da manuale criminale.

Una scia di furti nel Nord
Dopo la Vergani, la gang si muove con metodo: nella notte tra il 27 e 28 luglio tentano il colpo al caseificio Plac di Cremona. Scatta l’allarme, fuggono. Il 1° agosto spariscono 366 forme di grana dal caseificio Manfredini di Luzzara: valore, 112mila euro. Bloccati dal divieto di circolazione dei camion nel weekend, i ladri si fermano in un hotel a Rimini, ripartendo il lunedì.

Poi, tra il 4 e 5 agosto, provano ad assaltare il salumificio Venegoni a Boffalora Ticino. Falliscono di nuovo. Ma non si fermano. Le indagini della Mobile svelano colpi riusciti e tentativi a catena:

Caseificio Tirelli, Guastalla: 324 forme di grana, 110mila euro
Salumificio Becker, Ponzano Veneto: insaccati per oltre 250mila euro
Nutritech, Villimpenta: 725mila euro in contanti e prodotti farmaceutici
Frigoriferi Italiani, Castelvetro Piacentino: surgelati per 120mila euro
E poi i furti tentati o riusciti a Borgoforte, Caraglio, Bedizzole. Una mappa che disegna un’autentica “tournee del crimine”, gestita con precisione militare.

La rete si stringe
Il 24 settembre, la perquisizione nella casa dell’albanese Frakulli è decisiva: dieci cellulari non distrutti, come era prassi del gruppo. Una miniera di dati che permette agli investigatori di attribuire alla gang una lunga serie di colpi.

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«Una banda strutturata, organizzata come un’azienda criminale», dirà in aula il commissario Luca Mori, artefice dell’inchiesta. Con una rete di fiancheggiatori, basisti e fornitori di mezzi, e un sistema di comunicazione studiato per eludere ogni controllo.

Il conto finale
Dieci anni di indagini, intercettazioni, pedinamenti e colpi falliti o riusciti. Ora arriva la parola fine – o quasi – per tre dei protagonisti di una delle più spregiudicate bande criminali del Sud Italia trapiantate al Nord. Le condanne sono pesanti, ma la storia della gang di Cerignola resta un inquietante promemoria: il crimine organizzato non ha confini, ma solo rotte da tracciare. E obiettivi da saccheggiare.

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