Bari:Amtab, vent’anni di assunzioni opache in azienda «tutti sapevano» dei legami con i clan
Nel processo “Codice Interno” l’amministratore giudiziale Luca D’Amore svela gli intrecci tra criminalità organizzata e il trasporto pubblico barese: «Assunzioni anche per persone vicine a famiglie mafiose. Parisi decideva i turni ed escludeva quartieri controllati da altri clan».
BARI — «Dal 2003 al 2023 si sono registrate gravissime irregolarità sotto il profilo delle assunzioni, sia dirette che attraverso le società interinali, anche con personaggi appartenenti a famiglie mafiose». Parole nette, pronunciate davanti ai giudici dall’amministratore giudiziale dell’Amtab, Luca D’Amore, chiamato a testimoniare nell’ambito del processo “Codice Interno”, che ha acceso i riflettori sui rapporti tra mafia e politica nel capoluogo pugliese.
L’inchiesta, coordinata dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, ha portato a febbraio 2024 all’arresto di 130 persone, tra cui l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, la moglie Maria Carmen Lorusso (fino al 2024 in consiglio comunale) e membri della famiglia Parisi, una delle più influenti nel panorama della criminalità organizzata barese.
Il caso Parisi: autista, ma con potere “decisionale”
Tra i casi più eclatanti riportati in aula da D’Amore c’è quello di Massimo Parisi, formalmente incensurato ma fratello del boss Savino Parisi. Assunto nel 2013 come autista, è rimasto in servizio fino al 2022, e — secondo quanto riferito dal dirigente — avrebbe goduto di una libertà operativa insolita per un dipendente. «Decideva i percorsi da seguire, escludendo per motivi di salute e sicurezza i quartieri San Paolo e Carbonara, zone controllate da clan rivali», ha detto D’Amore.
Ma non solo. Parisi era anche presidente del CRAL aziendale, il circolo ricreativo dei dipendenti, che secondo quanto emerso avrebbe gestito ingenti somme — provenienti da contributi aziendali e volontari — per sostenere lavoratori in difficoltà economica. «I fondi venivano elargiti per le esigenze più disparate: cure odontoiatriche, acquisto di auto, pagamento delle utenze domestiche», ha spiegato D’Amore. Ed era lo stesso Parisi ad autorizzare l’erogazione delle somme.
Dopo l’arresto del presidente, alcuni rappresentanti temporanei del CRAL avrebbero confermato l’apertura di conti correnti in favore di Parisi e di altri due imputati coinvolti: Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio, anche loro ex dipendenti Amtab.
“Tutti sapevano chi fosse Parisi”
Uno dei passaggi più inquietanti dell’audizione riguarda la percezione interna all’azienda: «La maggior parte dei soggetti intervistati hanno ammesso il peso che Parisi e altri dipendenti coinvolti avevano all’interno dell’azienda», ha detto l’amministratore giudiziale. «Tutti sapevano dei collegamenti di Parisi con il clan. Anche la presidente Donvito ha confermato di conoscere i legami con consorterie criminali».
Tuttavia, D’Amore ha anche precisato — rispondendo all’avvocato difensore di Parisi, Gaetano Sassanelli — che durante il suo incarico non ha riscontrato direttamente minacce o comportamenti mafiosi da parte dell’autista. L’unico episodio documentato riguarda una discussione con un dirigente aziendale, seguita da una contestazione disciplinare e da una sanzione. «Non ci sono state ritorsioni», ha assicurato.
Un sistema malato
Le dichiarazioni rese in Tribunale evidenziano un quadro gravemente compromesso in una delle principali aziende pubbliche di Bari. Un intreccio tra assunzioni clientelari, omertà aziendale e potere criminale che, per almeno vent’anni, avrebbe trovato terreno fertile all’interno dell’Amtab. E che oggi, sotto la lente della magistratura, potrebbe cambiare definitivamente volto all’intero sistema dei trasporti cittadini.

