Foggia: Sei mesi ai domiciliari da innocente Bruno chiede 516mila euro di risarcimento allo Stato
di [Cesare Bifaro]
FOGGIA – Adriano Bruno, 58 anni, imprenditore edile foggiano, ha chiesto allo Stato un risarcimento di 516mila euro per ingiusta detenzione. Bruno trascorse sei mesi agli arresti domiciliari – dal 2 aprile all’8 ottobre 2014 – con l’accusa di concorso in estorsione e tentata estorsione nei confronti del costruttore Raffaele Zammarano. Accuse dalle quali è stato definitivamente assolto il 5 aprile 2023 dalla Corte di Cassazione.
L’istanza di risarcimento è stata presentata alla cancelleria della Corte d’Appello di Bari dall’avvocato Carlo Gesueto. La somma richiesta si basa sul calcolo dell’indennizzo previsto per legge: 117 euro al giorno per i 186 giorni di detenzione, pari a poco meno di 22mila euro, cui si aggiungono i danni morali e di immagine subiti da Bruno durante quasi dieci anni di vicenda giudiziaria. Da qui la richiesta complessiva di oltre mezzo milione di euro.
L’inchiesta che travolse Bruno risale al 2014 e riguardava presunti episodi di concussione e tentata concussione a danno di Zammarano, in relazione a un palazzo in piazza Padre Pio che l’imprenditore avrebbe dovuto affittare al Comune per adibirlo a sede distaccata del Tribunale. Un progetto mai andato in porto.
Tre le ordinanze cautelari emesse all’epoca dal gip: in carcere finirono l’ingegnere Fernando Antonio Biagini, allora dirigente del servizio lavori pubblici del Comune di Foggia, e l’ex consigliere comunale Massimo Laccetti. Bruno fu posto ai domiciliari. Secondo la Procura, i tre avrebbero preteso una tangente da 80mila euro – versata in tre tranche – e avrebbero poi tentato di ottenere ulteriori 20mila euro per sbloccare la realizzazione di un parcheggio su area comunale.
A Bruno veniva contestato il ruolo di intermediario: secondo l’accusa, avrebbe contattato Zammarano per trasmettergli la richiesta di denaro e raccogliere i contanti da consegnare ai complici. Ma la stessa Procura ammise che Bruno non ricevette mai un solo euro. L’imprenditore, fin dall’interrogatorio dopo l’arresto, respinse ogni accusa e chiarì la propria posizione: un coinvolgimento marginale, senza alcun interesse personale.
Il gup di Foggia, il 21 settembre 2015, derubricò le accuse e lo condannò a un anno con pena sospesa per favoreggiamento. Entrambe le parti impugnarono la sentenza. La Corte d’Appello di Bari, il 4 marzo 2022, ribaltò il verdetto e condannò Bruno a tre anni per concussione, sostenendo che, pur non avendo beneficiato economicamente, egli si sarebbe attivato per mantenere buoni rapporti con Biagini, in vista di possibili appalti comunali.
La Cassazione, un anno dopo, ha messo la parola fine alla vicenda: assoluzione piena per Bruno, con conferma invece delle condanne a Biagini (5 anni) e Laccetti (4 anni e 8 mesi). La Suprema Corte ha accolto le tesi difensive degli avvocati Umberto Forcelli e Cinzia Talamo: Bruno non aveva interesse personale, non ricevette denaro, e fu coinvolto da Biagini senza consapevolezza della portata dell’operazione. Lo stesso Zammarano, in aula, ha dichiarato di ritenere Bruno estraneo ai fatti.
Ora l’imprenditore foggiano chiede giustizia sotto forma di risarcimento. «Sei mesi ai domiciliari da innocente, con un processo durato nove anni, sono una ferita che lo Stato ha il dovere di sanare», sostengono i legali. L’udienza per discutere l’istanza sarà fissata nei prossimi mesi dalla Corte d’Appello di Bari

