Youfoggiasport:Il Caso Foggia Calcio Criminalità e Minacce nel Mondo del Pallone
Il mondo dello sport foggiano è stato scosso da un’inquietante vicenda che intreccia mafia, minacce personali e ambizioni di potere. Abbiamo pubblicato alcuni pezzi nel quale abbiamo illustrato ciò che è accaduto.
Il tutto è partito dalla DDA.
Al centro dell’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari si trova Marco Lombardi, figura vicina al clan mafioso Sinesi-Francavilla, accusato di aver mosso una vera e propria “guerra” personale contro Nicola Canonico, presidente dimissionario del Calcio Foggia.
L’odio personale e la vendetta
Secondo quanto emerso dalle indagini, Lombardi avrebbe maturato un forte rancore nei confronti di Canonico, a causa del licenziamento della sua ex compagna dal club rossonero. Un episodio che egli stesso avrebbe interpretato come un attacco personale, dando così il via a una campagna d’odio contro il presidente, sfociata in minacce e contenuti intimidatori pubblicati su TikTok e altri social.
Minacce e propaganda mafiosa online
Attraverso i suoi canali social, Lombardi si è costruito un vero e proprio personaggio ispirato a figure di film mafiosi, copiando Boss della malavita rappresentati in tanti film americani,, diffondendo messaggi carichi d’odio e promesse di “rivoluzione” all’interno della società. Tra le dichiarazioni più gravi:

“Maggio sarà l’ultimo mese per te Canonico.”
Lombardi si è anche lasciato andare a commenti xenofobi e dichiarazioni populiste sul futuro del club:
“Il Foggia Calcio andrà ai foggiani”, screditando qualsiasi possibile acquirente esterno.
Progetti oscuri e alleanze sospette
Nei suoi messaggi privati, Lombardi parlava apertamente della possibilità che imprenditori a lui vicini — Matteo La Torre, Antonio Salandra e Annino De Finis — potessero entrare nella nuova gestione societaria, ipotizzando per sé stesso un ruolo, anche simbolico, nella futura governance del club.
“Io sono entrato in questo giro e mi sono creato un personaggio… ora non mi porta a nulla, ma magari in futuro…”
Questo caso rappresenta un gravissimo esempio di come la criminalità organizzata possa tentare di infiltrarsi anche nel mondo dello sport, sfruttando il calcio come strumento di potere, consenso sociale e vendetta personale. L’inchiesta della DDA di Bari punta a fare luce su un sistema marcio e pericoloso, che rischia di infangare la passione di un’intera città per la sua squadra.

