AttualitàCronacaPolitica

Puglia:Consulenze sotto inchiesta contestati danni erariali per il caso della consigliera Titti De Simone

Un’indagine condotta dalla Corte dei Conti della Puglia ha sollevato interrogativi sull’affidamento e sulla gestione del contratto di consulenza conferito a Caterina “Titti” De Simone, consigliera nominata nel 2015 per fornire supporto tecnico e strategico alla Regione Puglia. L’inchiesta, guidata dalla procuratrice regionale Carmela de Gennaro, mette in discussione l’efficacia e la legittimità del contratto e solleva accuse di danno erariale per una cifra che supera il mezzo milione di euro, coinvolgendo il presidente Michele Emiliano e i suoi capi di Gabinetto dell’epoca, Claudio Stefanazzi e Giuseppe Catalano.

La nomina e le funzioni assegnate

Nel 2015, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, nominava Caterina De Simone come “consigliera esperta” con il compito di assisterlo attraverso “pareri, proposte e memorie” per “l’attuazione del programma di governo regionale”. L’incarico, rinnovato nel 2021, prevedeva anche un’attenzione all’“agenda di genere” e assicurava alla consigliera un compenso di 65mila euro annui. Nonostante le prerogative tecniche e specialistiche delineate, la procuratrice sostiene che le attività svolte dalla De Simone si siano limitate alla rappresentanza istituzionale e alla cura delle relazioni interistituzionali, con un impatto tecnico limitato.

Le contestazioni della Corte dei Conti

Secondo la Corte dei Conti, il contratto stipulato per la consulenza non avrebbe mai prodotto quel “supporto tecnico” utile per l’amministrazione regionale. La procuratrice De Gennaro rileva che la nomina di De Simone avrebbe dovuto essere mirata a un apporto di competenze elevate e a un sostegno tecnico al Gabinetto e alle scelte politiche del presidente, mentre le attività svolte dalla consigliera sono state valutate come di natura prevalentemente politica e interistituzionale. La stessa De Simone, in più di sette anni, avrebbe affiancato gli uffici di Gabinetto solo in due occasioni.

Dubbie competenze e curriculum non conforme

Tra le critiche avanzate, la procuratrice de Gennaro ha sottolineato come il curriculum della consigliera fosse privo delle qualifiche richieste: benché fosse descritta come una giornalista e politica con esperienza parlamentare e amministrativa, la De Simone non avrebbe dimostrato competenze specifiche in nessuna delle aree tecniche necessarie. Secondo l’accusa, un simile incarico avrebbe potuto configurarsi come collaborazione politica piuttosto che consulenza tecnico-specialistica, in quanto mancante del necessario valore aggiunto professionale. Eppure, il presidente Emiliano non avrebbe mai preso misure correttive nonostante il suo diretto riscontro delle attività svolte.

Le responsabilità dei capi di Gabinetto

Anche i capi di Gabinetto dell’epoca, Claudio Stefanazzi e Giuseppe Catalano, sono sotto accusa per omesso controllo. Stefanazzi, attualmente parlamentare, avrebbe violato le normative regionali approvando la nomina della De Simone e non adottando, in seguito, nessuna misura per adeguare l’incarico. Catalano, subentrato come capo di Gabinetto, avrebbe dovuto esaminare la documentazione esistente e agire in conformità alle regole regionali, ma, secondo l’accusa, si sarebbe limitato a mantenere le decisioni del suo predecessore.

Conseguenze e danno erariale

In base alla ricostruzione della Corte dei Conti, la somma complessiva di danno erariale ammonterebbe a circa 542.847 euro: 420mila per la consulenza di De Simone durante il periodo coperto dalla gestione Stefanazzi, e ulteriori 122.847 sotto la gestione Catalano. Si tratterebbe, secondo la procura, di risorse pubbliche destinate a un incarico di natura politica, non rispettando i parametri di trasparenza, competenza e controllo.

Il futuro del caso

La Corte dei Conti ora dovrà decidere se procedere con il giudizio di responsabilità. Questo caso sottolinea la necessità di un maggiore rigore nelle nomine consulenziali e nella gestione delle risorse pubbliche. Accuse di “superficialità” e “assenza di controllo” evidenziano un tema delicato: il rischio che, senza adeguati presidi di verifica, incarichi tecnico-specialistici possano diventare incarichi di natura puramente politica a spese della collettività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *