IL NUOVO STATO DI EMERGENZA SANITARIA FINO AL 31.12.2022 PER USCIRE DALL’EMERGENZA E TORNARE ALL’ORDINARIO…SEMPRE IN EMERGENZA

Finalmente usciamo dall’emergenza nazionale sanitaria che cessa il 31 marzo 2022.

Youfoggia ne parla con l’avv. Vincenzo De Michele, che aveva messo in dubbio la fine dell’emergenza.

Ha visto avvocato, al 31 marzo l’emergenza sanitaria finisce. 

Non si illuda, non è cambiato nulla rispetto alla precedente intervista, anzi la situazione è peggiorata. Prima l’emergenza nazionale interna e quella per gli interventi all’estero era legata all’Ucraina, con le due delibere di consiglio dei ministri di guerra contro ignoti del 25 febbraio 2022, pubblicate soltanto il 10 marzo. Ora invece per tornare all’ordinario si ritorna nello straordinario e il Governo sull’emergenza sanitaria può fare con le ordinanze della Protezione civile quello che vuole fino al 31 dicembre 2022, adottando norme derogatorie in materia di affidamento di lavori pubblici e di acquisizione di beni e servizi. 

Cioè cambiando le norme di legge e della contabilità pubblica con semplici atti amministrativi senza controllo esterno. E dove l’ha letto? 

Sulla Gazzetta ufficiale, dove è stato pubblicato due giorni fa il decreto legge del 24 marzo 2022 n.24, dal titolo accattivante, perché conterrebbe “Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza. Purtroppo è stato pubblicato la sera del 24 marzo e non ho potuto neanche commentarlo durante il webinar a cui ho partecipato nel pomeriggio dello stesso giorno, organizzato dal Comitato Pari opportunità presso il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Palermo, che riguardava eventuali profili di discriminazione provocati dall’obbligo vaccinale e dal super green pass. Ho illustrato in quella sede l’importantissimo provvedimento del 22 marzo 2022 dei 5 giudici amministrativi componenti il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, tutti convinti vaccinati con buster, che hanno sollevato, dopo un’istruttoria sugli effetti delle vaccinazioni, una dura questione di legittimità costituzionale contro l’obbligo vaccinale per il Covid-19. Puntualmente, alle 20 circa hanno pubblicato il decreto legge in Gazzetta con immediate devastanti conseguenze per l’equilibrio psico-fisico della gran parte degli italiani. 

Quali conseguenze devastanti avrebbe già provocato la pubblicazione in Gazzetta del decreto legge?

Quella sera del 24 marzo, due ore e mezzo dopo la pubblicazione, abbiamo perso a Palermo ignobilmente la prima (e per noi italiani unica) gara di spareggio per le qualificazioni contro gli eredi moderni di Alessandro Magno, il grande re macedone che aveva conquistato a soli 33 anni la gran parte del mondo allora conosciuto, compreso parte dell’India. 

E quindi lo stato di emergenza sanitaria cessa al 31 marzo 2022?

Formalmente si, sostanzialmente no. L’art.1 del nuovo decreto, così viene scritto, preserva, fino al 31 dicembre 2022, la necessaria capacità operativa e di pronta reazione delle strutture durante la fase di progressivo rientro nell’ordinario, possono essere adottate una o più ordinanze del Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo quanto previsto dall’art.26 del d.lgs. n.1/2018. Le citate ordinanze possono, appunto, contenere misure derogatorie allo scopo di adeguare all’evoluzione dello stato della pandemia da COVID-19 le misure di contrasto in ambito organizzativo, operativo e logistico già emanate sempre con ordinanze di protezione civile durante la vigenza dello stato di emergenza. 

Va bene, ma ci saranno sicuramente vincoli finanziari, controlli contabili pubblici

Le ordinanze sono adottate, secondo il Governo, nel limite delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, cioè senza limiti finanziari sostanzialmente e in contabilità speciale, cioè senza controlli. L’importante è che vengano comunicate tempestivamente alle Camere.Tutto qui. 

Ma in passato non era stato fatto anche così, senza vincoli finanziari?

Infatti, continuano i pieni poteri al Presidente del Consiglio dei ministri attraverso la sua Protezione civile e il commissario per l’emergenza di turno. Ora è Figliuolo, ieri era Arcuri, con la sua dotazione personale di due miliardi e trecentocinquantamilioni di euro affidatigli senza responsabilità penale, civile, amministrativa e contabile, confidando fideisticamente sul libero arbitrio di questo grande servitore dello Stato. Ma almeno, nel regalargli tanti soldi a titolo personale certo per uso pubblico il Governo Conte inserì la norma nel salva Italia, nel decreto legge di marzo 2020, che fu convertito dal Parlamento, e che per gli impegni di spesa fece rimandò a future delibere di consiglio dei ministri, che appunto raggranellarono 2.350.000.000 di euro. Almeno c’era il coinvolgimento del Governo per determinare le finanze pubbliche da affidare al salvatore politico-sanitario della patria. 

Mentre oggi?

Oggi neanche il Governo impegna le risorse, direttamente il Capo della Protezione civile fa le ordinanze emergenziali, pardon post-emergenziali e normalizzatrici, e se la vede direttamente con Draghi e, ove occorra, con il commissario per l’emergenza sanitaria Figliuolo e/o con il commissario per l’emergenza interna-esterna Ucraina, anche per l’acquisto di armi “sanitarie” da fornire agli ucraini per risanare e bonificare i russi. Meraviglia che il Presidente Mattarella abbia firmato il decreto legge senza copertura finanziaria, dopo che la Corte costituzionale con la sentenza n.31/2022 ha definito queste ordinanze emergenziali come atti amministrativi e non legislativi. Ma evidentemente è diventata prassi durante l’emergenza nazionale, sanitaria e/o politica e/o legislativa e/o Ucraina che dir si voglia. 

Ma allora è ancora emergenza nazionale sanitaria fino al 31 dicembre 2022?

No, è qualcosa di peggio. Formalmente l’emergenza sanitaria cessa il 31 marzo 2022 dopo 26 mesi ininterrotti dalla prima delibera di consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, già due mesi oltre il limite di due anni fissato dall’art. 24 del d.lgs. n.1/2018 e che riguarda le calamità naturali e non le emergenze sanitarie, che invece dovrebbero essere gestite esclusivamente dal Ministero della salute. Sostanzialmente l’emergenza nazionale sanitaria continua al di fuori di ogni regola dell’ordinamento, si incrocia e si abbina all’emergenza per la guerra contro ignoti dichiarata per la crisi Ucraina, con un decreto legge che legittima atti amministrativi quali sono le ordinanze della Protezione civile che modificano a tempo determinato la normativa sugli appalti pubblici e sull’acquisto di beni e servizi, anche armi per gli ucraini, senza vincoli finanziari e di rendicontazione. 

Non vi è nessuna tutela contro le ordinanze della Protezione civile post-emergenza?

Né la Corte costituzionale né la giustizia amministrativa possano intervenire a dichiarare illegittimi o disapplicare tali provvedimenti amministrativi e , legittimati addirittura da un decreto legge e, quindi, quando sarà convertito, anche dal Parlamento. Che però viene solo informato di quello che fa il Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso la Protezione civile e il commissario per l’emergenza sanitaria e/o per l’Ucraina. 

Che si può fare?

Niente. Sperare che la crisi internazionale si risolva presto grazie all’invio agli ucraini da parte degli italiani delle micidiali mitragliatrici Beretta MG 42/59 che durante il servizio militare io ho avuto modo di apprezzare nell’aprile del 1987, seppur a colpo singolo per risparmiare sulle spese militari o forse per il mal funzionamento dell’arma datami per l’esercitazione. Dobbiamo cioè sperare che la fine della guerra in Ucraina possa farci vincere nuove elezioni politiche e il rinnovo della classe dirigente che dovrebbe fare le leggi nazionali e amministrare la cosa pubblica in nome del popolo italiano. In fondo, dopo l’eliminazione dai mondiali di calcio nella (doppiamente) infausta serata del 24 marzo a Palermo, abbiamo diritto di ricominciare con un nuovo governo e un nuovo parlamento che gestiscano tutte le emergenze che verranno in futuro senza pretendere che diventino croniche o, come si usa dire, endemiche per usi propri.

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