Che a Foggia non si sapesse cosa succedeva al Ghetto di Borgo Mezzanone che esiste da molti anni,non si puo’ dire.

Da semplice punto di appoggio creato nel 2002 al 2004 trasformano la struttura di prima accoglienza in un centro permanente. Si è trasformato negli ultimi anni, in un piccolo quartiere che ospita ben 1500 persone. Tra baracche,e container, si è sviluppata una comunità organizzata che oggi può contare anche su un comitato, suddiviso al proprio interno a seconda delle competenze che fanno capo a una figura centrale, chiamata “responsabile del villaggio ”. 

Oggi oramai il ghetto vive in una condizione autosufficiente, oramai vivono e nascono bambini con tutti una serie di servizi leciti e illeciti che le forze dell’ordine sanno e conoscono bene.

“Ci sono  1500, piu’ o meno ,molti uomini e poche donne. Ognuno ha una sua  occupazione di fornitura di servizi, come generi alimentari, elettrodomestici o vendita di materiale per il riscaldamento”.

Le donne hanno un ruolo ben preciso,svolgendo attività di sollievo. E’ così anche altri ghetti più o meno ufficiali.
Borgo Mezzanone denominata “La pista” è il centro operativo di determinate attività africane illecite. Ci sono molte realtà che si son occupate di questo fenomeno e di un servizio che è il piu’ antico, e sono riuscite a strappare alcune donne da questa condizione, tra le 80/100 presenti. Alcune di loro, infatti, lavorano in campagna”.

Ci sono donne che si occupano prettamente di questa attività,la piu’antica! Se tale lo vogliamo chiamare.
“Svolgono determinate attività di rilassamento in alcune baracche “

Si tratta più in generale, ancora di baracche improvvisate in cui vive la comunità
“Negli ultimi anni si sono attrezzati ,le baracche si stanno trasformando in strutture più solide in muratura. Attraverso una organizzazione interna, coordinata da un capo ghetto,che fa le funzioni del capo,che conta anche su una specie di commissione dove decide ogni volta che succede un incendio decide dove si deve costruire in muratura. Si reca sul posto prende misure edilizia che ad esempio quando si incendia qualche baracca si reca sul posto e con metro e matita disegna cosa dovrà costruire. In sostanza si sono organizzati in maniera tale da avere una commissione edilizia interna che decide senza discussioni cosa si dovrà costruire e fare.

Senza mai “pestarsi i piedi”
Qualche volta solo presi dall’alcool si creano discussioni che si leggono sulle cronache locali,ma capita molto di rado”

“ Uno dei motivi per i quali i ghetti esistono è rappresentato proprio da loro che procurano lavoro, offrono un servizio che lo Stato non dà: sono, insomma, l’incontro fra domanda e offerta”.


“ Il caporale,chiamato in questa maniera,riesce a sostituirsi alle agenzie interinali in modo illegale. La sua è una posizione prevalente in termini di capacità di sfruttamento. Ciò che egli offre in modo violento e illegittimo, dovrebbe farlo lo Stato in modo legale e gratuito”.

“Si potrebbe fare molto di più,se i Centri per l’impiego funzionassero in maniera seria e professionale. Dovrebbero fare il proprio dovere. Invece nessuna azienda si rivolge a questi pseudo-uffici e nemmeno i lavoratori”.

Possiamo dire che il rapporto che hanno  le imprese agricole che scelgono come referente il caporale è di sudditanza.
“A volte sono gli stessi lavoratori a contattare le organizzazioni sindacali per denunciare condizioni di sfruttamento o di minacce. Altre volte è proprio il sindacato che vuole alzare il livello di attenzione.

“Possiamo dire che negli ultimi anni la situazione con le diverse denunce è migliorata molto. Ma sempre molto diffidenti sono gli extracomunitari sono,quando parliamo che si devono rivolgere ad organizzazioni sindacali o alle forze dell’ordine.

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