Covid, Landella lancia l’allarme e si prepara a disporre ulteriori misure restrittive. Assicurare per tempo maggiori e migliori controlli, però, forse avrebbe permesso di contrastare prima il dilagare del virus in città

Il sindaco di Foggia, Franco Landella, si prepara a disporre un inasprimento delle misure restrittive per provare a contenere il contagio da Covid-19. “Il Pronto Soccorso è al collasso e la terapia intensiva del Policlinico Riuniti è ormai piena – dichiara il primo cittadino –. La città di Foggia registra circa 1000 positivi al Covid-19. Ieri 200 ricoverati, 30 Sala Rianimazione, per non elencare il numero elevato di decessi. Stando ai numeri odierni il nord della Puglia dovrebbe già essere zona rossa. Se il Governo non si attiverà in tal senso, sarò costretto ad adottare misure ancor più restrittive”. Secondo il sindaco, infatti, il Governo “ha sbagliato”, perché “avrebbe dovuto effettuare, secondo il numero dei contagi, una tipizzazione su scala comunale e non regionale nell’assegnare le aree gialle, arancioni o rosse a ciascun territorio”. Mentre operando con queste modalità, sempre secondo il sindaco, l’esecutivo avrebbe scaricato sui sindaci la responsabilità di assumere decisioni quasi sostitutive. Un processo, quello descritto dal primo cittadino, che però sarebbe stato evidentemente tanto complicato da risultare praticamente impossibile. Nella valutazione compiuta dal Governo, infatti, concorrono a rilevare la condizioni di ogni Regione non solo il numero dei decessi, le terapie intensive occupate o i casi positivi.

A determinare il grado di rischio sono ben 21 indicatori: 

1) Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 2) Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 3) Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 4) Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. 5) Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale). 6) Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale). 7) Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese. 8)Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi. 9) Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale). 10) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng. 11) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento. 12) Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata ima regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati. 13) Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni. 14) Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione). 15) Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale). 16) Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno. 17) Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito). 18) Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note. 19) Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale). 20) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19. 21) Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19. Una elaborazione statistica estremamente complessa e rigorosamente scientifica – sia pure non immune da errori e sviste, come è stato recentemente contestato – difficilmente applicabile con rapidità su scala comunale. Come che sia, la pressione sulle strutture sanitarie, a cominciare dal Policlinico Riuniti, continua ad aumentare con ritmi molto vicini alla insostenibilità. Così come l’incapacità della medicina territoriale di fornire risposte di tipo domiciliare non permette di alleggerire il peso sulla componente ospedaliera del sistema sanitario, impedendo così di determinare anche una riduzione degli accessi al Pronto Soccorso. Come rileva il primo cittadino, viviamo senza dubbio un aggravamento dell’emergenza, in cui, purtroppo, si inserisce – come avevamo già segnalato in un editoriale dei giorni scorsi –un sistema dei controlli e delle sanzioni non sufficientemente efficace e capillare rispetto alla necessità di scongiurare assembramenti e situazioni di pericolo per l’assenza o l’uso errato dei dispositivi di protezione individuale ed in grado di monitorare sul serio il rispetto delle prescrizioni contenute nell’ultimo DPCM circa gli orari di chiusura di bar, locali e chioschi e le modalità di somministrazione al pubblico. Alzare in fretta la guardia è doveroso. Allo stesso modo farlo un po’ prima, in termini di controlli e sanzioni e non solo di semplice chiusura di porzioni della città, sarebbe stato quanto mai opportuno visti i numeri costantemente crescenti che si registravano da tempo.

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